Chiesa di Sant'Agostino

Chiesa di Sant'Agostino

Prato di Sant'Agostino, 1-13. (Apri Mappa)

Descrizione

La chiesa di Sant'Agostino sta a Prato Sant'Agostino ed è molto più ricca di quanto la facciata semplice lasci immaginare. Fondata dagli Agostiniani nel 1258, ha un interno del Settecento, con un'unica navata e altari monumentali di marmi policromi che custodiscono pittura senese e non solo.

La Cappella Piccolomini si apre da una porta sulla parete destra. Sul fondo c'è l'altare del 1596 con l'Adorazione dei Magi del Sodoma (1531 circa). Sulla parete opposta, in una lunetta, la Maestà di Ambrogio Lorenzetti (1337-1338), l'opera più antica della chiesa.

Non si può perdere la Crocifissione del Perugino, al secondo altare di destra: è l'unico dipinto dell'artista in città, commissionato nel 1502 da Mariano Chigi ma eseguito tra il 1506 e il 1507. La predella è divisa tra il Metropolitan Museum di New York e l'Art Institute di Chicago.

Nella cappella Bichi, in fondo al transetto destro, sono riemersi affreschi del Quattrocento: due Sibille di Luca Signorelli nelle lunette e due monocromi di Francesco di Giorgio Martini e bottega, con la Nascita della Vergine e la Natività. Il pavimento maiolicato è del 1488.

Ci sono poi altari barocchi con pale di Alessandro Casolani e Ventura Salimbeni, un'Immacolata di Carlo Maratta (1681), il Battesimo di Costantino di Francesco Vanni e il monumento a papa Pio II, scolpito da Giovanni Duprè nel 1850.

Il Lorenzetti si è salvato per un caso. Alla fine del Cinquecento i Piccolomini rifecero la cappella e addossarono alla parete un altare enorme: la Maestà finì nascosta, ma nessuno si curò di cancellarla, mentre gli altri affreschi della cappella andarono perduti.

Fu riscoperta nel 1944. Per mettere la tavola del Sodoma al riparo dai bombardamenti, l'altare Piccolomini fu spostato sul lato opposto della cappella, e dietro riapparve l'affresco del Trecento.

L'aspetto attuale della chiesa si deve a un incendio. Dopo il rovinoso rogo del 1747 l'interno fu rinnovato da Luigi Vanvitelli, che nel 1755 aggiunse una veste settecentesca classicheggiante alle strutture precedenti.

All'inizio dell'Ottocento, con le soppressioni napoleoniche, gli Agostiniani lasciarono il convento, affidato al Convitto Tolomei; la facciata di cotto è nascosta da un atrio colonnato di Agostino Fantastici (1818-1819). In controfacciata si trova un organo a canne costruito tra il 1522 e il 1526.