Descrizione
Il Museo Civico di Siena occupa il primo piano del Palazzo Pubblico, in Piazza del Campo, dove la Repubblica si riuniva per governare.
Qui sono rimasti gli affreschi che i Nove vollero sulle pareti delle sale, tra cui il Buono e il Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, una delle più celebri pitture profane del Trecento europeo.
La sala più grande e più nota è la Sala del Mappamondo. Simone Martini vi dipinse la Maestà, tra il 1312 e il 1315, e il condottiero Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, del 1330.
Sotto il Guidoriccio c'è la Presa di un castello, datata 1314: la più antica decorazione sicura del palazzo.
Il nome viene da un mappamondo girevole che Ambrogio Lorenzetti applicò alla parete e che è andato perduto. Il perno e i segni del suo movimento rotatorio si vedono ancora.
Accanto c'è la Sala dei Nove, detta anche Sala della Pace. Tra il 1338 e il 1339 Lorenzetti vi dipinse gli effetti del Buono e del Cattivo Governo: una città e le sue campagne quando chi comanda è giusto, e quando non lo è.
È il più vasto ciclo profano del Medioevo; le virtù e i vizi hanno il nome scritto sotto, e la parete del Cattivo Governo è la più rovinata.
Nella Sala del Concistoro Domenico Beccafumi dipinse sulle volte, dal 1529 al 1535, le virtù pubbliche degli antichi greci e romani: amor patrio, giustizia e concordia. La Sala di Balia ha la vita di papa Alessandro III, il papa senese, di Spinello Aretino e del figlio Parri.
La cappella è affrescata da Taddeo di Bartolo con la vita della Vergine; il coro ligneo con ventuno stalli è opera di Domenico di Niccolò, che per questo lavoro fu detto «dei Cori». Nell'anticappella una vetrina espone la Rosa d'oro donata da papa Pio II, orefice Simone da Firenze, 1462.
Si sale poi al secondo piano, fino alla Loggia, per la vista su piazza del Mercato e sulla metà sud della città. Il museo comprende anche la Sala del Risorgimento, con pitture e sculture dell'Ottocento di artisti toscani, quasi tutti senesi.
Da non perdere
• Il Buono e il Cattivo Governo.
• La Maestà di Simone Martini.
• Il Guidoriccio da Fogliano.
• La Loggia.
Lo sapevi?
• Domenico di Niccolò intagliò così bene il coro della cappella che fu soprannominato «dei Cori».
• Nella Sala del Concistoro le virtù di Beccafumi sono prese soprattutto da Valerio Massimo, storico romano.
Qui sono rimasti gli affreschi che i Nove vollero sulle pareti delle sale, tra cui il Buono e il Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, una delle più celebri pitture profane del Trecento europeo.
La sala più grande e più nota è la Sala del Mappamondo. Simone Martini vi dipinse la Maestà, tra il 1312 e il 1315, e il condottiero Guidoriccio da Fogliano all'assedio di Montemassi, del 1330.
Sotto il Guidoriccio c'è la Presa di un castello, datata 1314: la più antica decorazione sicura del palazzo.
Il nome viene da un mappamondo girevole che Ambrogio Lorenzetti applicò alla parete e che è andato perduto. Il perno e i segni del suo movimento rotatorio si vedono ancora.
Accanto c'è la Sala dei Nove, detta anche Sala della Pace. Tra il 1338 e il 1339 Lorenzetti vi dipinse gli effetti del Buono e del Cattivo Governo: una città e le sue campagne quando chi comanda è giusto, e quando non lo è.
È il più vasto ciclo profano del Medioevo; le virtù e i vizi hanno il nome scritto sotto, e la parete del Cattivo Governo è la più rovinata.
Nella Sala del Concistoro Domenico Beccafumi dipinse sulle volte, dal 1529 al 1535, le virtù pubbliche degli antichi greci e romani: amor patrio, giustizia e concordia. La Sala di Balia ha la vita di papa Alessandro III, il papa senese, di Spinello Aretino e del figlio Parri.
La cappella è affrescata da Taddeo di Bartolo con la vita della Vergine; il coro ligneo con ventuno stalli è opera di Domenico di Niccolò, che per questo lavoro fu detto «dei Cori». Nell'anticappella una vetrina espone la Rosa d'oro donata da papa Pio II, orefice Simone da Firenze, 1462.
Si sale poi al secondo piano, fino alla Loggia, per la vista su piazza del Mercato e sulla metà sud della città. Il museo comprende anche la Sala del Risorgimento, con pitture e sculture dell'Ottocento di artisti toscani, quasi tutti senesi.
Da non perdere
• Il Buono e il Cattivo Governo.
• La Maestà di Simone Martini.
• Il Guidoriccio da Fogliano.
• La Loggia.
Lo sapevi?
• Domenico di Niccolò intagliò così bene il coro della cappella che fu soprannominato «dei Cori».
• Nella Sala del Concistoro le virtù di Beccafumi sono prese soprattutto da Valerio Massimo, storico romano.