Descrizione
Palazzo Tolomei è il palazzo medievale che chiude la piazza omonima, lungo i Banchi di Sopra, una delle strade principali di Siena. Fu la casa di una famiglia di banchieri ed è la più antica residenza privata sopravvissuta in città.
Da vedere c'è soprattutto la facciata in pietra grigia: severa, tipicamente duecentesca, con due piani molto distanziati divisi da cordoni di ricorso. È la sua misura a colpire: niente decorazioni inutili, solo una parete compatta di quasi ottocento anni fa.
A renderla meno austera sono le bifore: due file di cinque, sormontate da archetti acuti e da piccoli occhi trilobi. Guardale dalla piazza, un po' in alto: il ritmo regolare delle aperture è ciò che alleggerisce tutta la facciata.
Dentro, nel salone, sono ricomposti frammenti architettonici ritrovati durante i restauri, un modo per vedere da vicino pezzi di un palazzo che ha rischiato di sparire.
I Tolomei furono tra i primi a Siena a far fortuna con il cambio del denaro: banchieri potenti, con torri e castelli tra la Montagnola Senese e la Maremma. Già nell'XI e XII secolo possedevano, fuori dalle mura di allora, un castellare, segno di una ricchezza ormai solida.
Il palazzo fu iniziato prima del 1205. Sopravvissuto a fatica, però: dopo il 1267 i Ghibellini lo distrussero quasi del tutto e vennero rifatti i soli piani superiori, tra il 1270 e il 1275. Nel 1277 prese fuoco, ma senza gravi danni.
Di nemici la famiglia ne aveva: nel 1269 fu Regolino Tolomei a uccidere in battaglia Provenzano Salvani, il capo dei ghibellini senesi.
Nel Purgatorio di Dante c'è anche Pia, una donna di Siena uccisa dal marito in Maremma, che chiede di essere ricordata. Gli antichi commentatori dissero che era una Tolomei, anche se nessun documento lo ha mai provato, e il verso è inciso su una lapide proprio su questo palazzo.
La lapide di Pia si trova sul fianco destro, nel Vicolo della Torre: un dettaglio che molti passano senza vedere.
Quello che si vede oggi è in buona parte frutto del restauro del 1971.
Da vedere c'è soprattutto la facciata in pietra grigia: severa, tipicamente duecentesca, con due piani molto distanziati divisi da cordoni di ricorso. È la sua misura a colpire: niente decorazioni inutili, solo una parete compatta di quasi ottocento anni fa.
A renderla meno austera sono le bifore: due file di cinque, sormontate da archetti acuti e da piccoli occhi trilobi. Guardale dalla piazza, un po' in alto: il ritmo regolare delle aperture è ciò che alleggerisce tutta la facciata.
Dentro, nel salone, sono ricomposti frammenti architettonici ritrovati durante i restauri, un modo per vedere da vicino pezzi di un palazzo che ha rischiato di sparire.
I Tolomei furono tra i primi a Siena a far fortuna con il cambio del denaro: banchieri potenti, con torri e castelli tra la Montagnola Senese e la Maremma. Già nell'XI e XII secolo possedevano, fuori dalle mura di allora, un castellare, segno di una ricchezza ormai solida.
Il palazzo fu iniziato prima del 1205. Sopravvissuto a fatica, però: dopo il 1267 i Ghibellini lo distrussero quasi del tutto e vennero rifatti i soli piani superiori, tra il 1270 e il 1275. Nel 1277 prese fuoco, ma senza gravi danni.
Di nemici la famiglia ne aveva: nel 1269 fu Regolino Tolomei a uccidere in battaglia Provenzano Salvani, il capo dei ghibellini senesi.
Nel Purgatorio di Dante c'è anche Pia, una donna di Siena uccisa dal marito in Maremma, che chiede di essere ricordata. Gli antichi commentatori dissero che era una Tolomei, anche se nessun documento lo ha mai provato, e il verso è inciso su una lapide proprio su questo palazzo.
La lapide di Pia si trova sul fianco destro, nel Vicolo della Torre: un dettaglio che molti passano senza vedere.
Quello che si vede oggi è in buona parte frutto del restauro del 1971.