Descrizione
Il Santuario Cateriniano è la casa in cui nacque santa Caterina da Siena, nel rione di Fontebranda, trasformata in un santuario fatto di portici, logge e oratori. Sta sulla Costa di Sant'Antonio, in una zona che fu quartiere di lavoratori della lana, di botteghe e di tintorie.
Caterina era figlia del tintore Jacopo Benincasa. Subito dopo la canonizzazione, nel 1461, il Comune comprò la casa e gli edifici accanto per farne un santuario, e le trasformazioni cominciarono nel 1464.
La casa si riconosce ancora dal portale rinascimentale con l'iscrizione «Sponsae Kristi Catherine Domus» e dalla loggetta con le colonnine di cotto.
Si entra dal portico dei Comuni d'Italia, in stile neorinascimentale, voluto per festeggiare la proclamazione di Caterina a patrona d'Italia da parte di Pio XII nel 1939.
Il nome ha un motivo curioso: iniziato nel 1941, fu costruito con una somma simbolica, pari al costo di un mattone, versata da ogni comune italiano. I lavori si fermarono per la guerra e furono completati nel 1947.
Più in là c'è la chiesa del Crocifisso, costruita tra il 1614 e il 1623 sul terreno dove, secondo la tradizione, c'era l'orto della famiglia Benincasa.
Custodisce il crocifisso di scuola pisana, della seconda metà del Duecento, davanti al quale Caterina ricevette le stimmate nel 1375 nella chiesa di Santa Cristina a Pisa.
Di fronte c'è l'oratorio della Cucina: in origine era la cucina dei Benincasa. Sotto l'altare restano i resti del focolare, dove, secondo il racconto, Caterina cadde in estasi sui tizzoni ardenti e ne uscì illesa.
Le pareti sono coperte da tele con scene della vita della santa, dipinte soprattutto tra il 1578 e il 1635.
Scendendo le scale si arriva all'oratorio della Camera, dove si vede il cubicolo in cui Caterina dormiva, con la pietra che usava per cuscino. Più in basso, l'oratorio della Tintoria sorge dove c'era la tintoria del padre.
Quest'ultimo, detto anche oratorio di Santa Caterina in Fontebranda, fu trasformato in chiesa tra il 1465 e il 1474 e appartiene alla contrada dell'Oca. Il santuario si visita così, scendendo di piano in piano fino al luogo dove la famiglia della santa lavorava la lana.
Caterina era figlia del tintore Jacopo Benincasa. Subito dopo la canonizzazione, nel 1461, il Comune comprò la casa e gli edifici accanto per farne un santuario, e le trasformazioni cominciarono nel 1464.
La casa si riconosce ancora dal portale rinascimentale con l'iscrizione «Sponsae Kristi Catherine Domus» e dalla loggetta con le colonnine di cotto.
Si entra dal portico dei Comuni d'Italia, in stile neorinascimentale, voluto per festeggiare la proclamazione di Caterina a patrona d'Italia da parte di Pio XII nel 1939.
Il nome ha un motivo curioso: iniziato nel 1941, fu costruito con una somma simbolica, pari al costo di un mattone, versata da ogni comune italiano. I lavori si fermarono per la guerra e furono completati nel 1947.
Più in là c'è la chiesa del Crocifisso, costruita tra il 1614 e il 1623 sul terreno dove, secondo la tradizione, c'era l'orto della famiglia Benincasa.
Custodisce il crocifisso di scuola pisana, della seconda metà del Duecento, davanti al quale Caterina ricevette le stimmate nel 1375 nella chiesa di Santa Cristina a Pisa.
Di fronte c'è l'oratorio della Cucina: in origine era la cucina dei Benincasa. Sotto l'altare restano i resti del focolare, dove, secondo il racconto, Caterina cadde in estasi sui tizzoni ardenti e ne uscì illesa.
Le pareti sono coperte da tele con scene della vita della santa, dipinte soprattutto tra il 1578 e il 1635.
Scendendo le scale si arriva all'oratorio della Camera, dove si vede il cubicolo in cui Caterina dormiva, con la pietra che usava per cuscino. Più in basso, l'oratorio della Tintoria sorge dove c'era la tintoria del padre.
Quest'ultimo, detto anche oratorio di Santa Caterina in Fontebranda, fu trasformato in chiesa tra il 1465 e il 1474 e appartiene alla contrada dell'Oca. Il santuario si visita così, scendendo di piano in piano fino al luogo dove la famiglia della santa lavorava la lana.