Descrizione
La basilica di San Francesco è una delle chiese più importanti di Siena, in piazza San Francesco. Una grande navata gotica, con le pareti a fasce di marmo bianco e verde, affreschi trecenteschi dei fratelli Lorenzetti e un miracolo eucaristico.
L'interno è un unico ambiente molto ampio, a croce egizia, pensato per accogliere una folla di fedeli ad ascoltare le prediche. Le pareti hanno le fasce bianche e verdi del Duomo, mentre le 36 vetrate sono della ditta Zettler di Monaco, di fine Ottocento. La grande vetrata dell'abside, del 1889, mostra l'approvazione della regola di san Francesco.
I tesori sono nelle cappelle del transetto. Qui si trovano gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, staccati dalla sala capitolare del convento (1335-1340), con il Martirio di sei frati francescani e San Ludovico di Tolosa davanti a Bonifacio VIII, e la Crocifissione del fratello Pietro Lorenzetti.
In controfacciata ci sono due grandi affreschi staccati: l'Incoronazione della Vergine, iniziata dal Sassetta nel 1447 e finita da Sano di Pietro, e la Natività del Sodoma, del 1531. In fondo alla navata destra c'è un crocifisso ligneo di fine Duecento, scampato all'incendio del 1655.
Nella cappella maggiore sono esposti due busti: sono i genitori di papa Pio II, Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri, scolpiti da Antonio Federighi nel 1459. Sul pavimento, una lastra che la tradizione indica come tomba di Pia de' Tolomei, portata qui con la tomba di famiglia dei Tolomei.
Il fatto più famoso è il miracolo delle Sacre Particole. Il 14 agosto 1730 un ladro portò via dalla basilica una pisside con 351 ostie consacrate. Tre giorni dopo un chierichetto notò qualcosa di bianco nella cassetta delle elemosine di un'altra chiesa, Santa Maria in Provenzano: erano loro.
Erano coperte di polvere e ragnatele, quindi non furono consumate ma conservate. E qui comincia la parte strana: a ogni controllo sono risultate intatte, anche a distanza di tre secoli. Per la Chiesa è un miracolo eucaristico, e per questo la chiesa è anche basilica e santuario.
Le ostie si spostano con le stagioni: d'estate e d'inverno stanno in due cappelle diverse del transetto. Ne sono rimaste poco più di duecento, perché in alcune prove ci fu anche chi le assaggiò.
L'aspetto attuale deve molto all'Ottocento. Un incendio nel 1655 aveva lasciato la chiesa malridotta per oltre due secoli, finché i restauri di Giuseppe Partini (interni, 1885-1892) e la nuova facciata neogotica in laterizio (1894-1913) le diedero il volto di oggi. Dalle pareti pendono le bandiere delle contrade.
L'interno è un unico ambiente molto ampio, a croce egizia, pensato per accogliere una folla di fedeli ad ascoltare le prediche. Le pareti hanno le fasce bianche e verdi del Duomo, mentre le 36 vetrate sono della ditta Zettler di Monaco, di fine Ottocento. La grande vetrata dell'abside, del 1889, mostra l'approvazione della regola di san Francesco.
I tesori sono nelle cappelle del transetto. Qui si trovano gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, staccati dalla sala capitolare del convento (1335-1340), con il Martirio di sei frati francescani e San Ludovico di Tolosa davanti a Bonifacio VIII, e la Crocifissione del fratello Pietro Lorenzetti.
In controfacciata ci sono due grandi affreschi staccati: l'Incoronazione della Vergine, iniziata dal Sassetta nel 1447 e finita da Sano di Pietro, e la Natività del Sodoma, del 1531. In fondo alla navata destra c'è un crocifisso ligneo di fine Duecento, scampato all'incendio del 1655.
Nella cappella maggiore sono esposti due busti: sono i genitori di papa Pio II, Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri, scolpiti da Antonio Federighi nel 1459. Sul pavimento, una lastra che la tradizione indica come tomba di Pia de' Tolomei, portata qui con la tomba di famiglia dei Tolomei.
Il fatto più famoso è il miracolo delle Sacre Particole. Il 14 agosto 1730 un ladro portò via dalla basilica una pisside con 351 ostie consacrate. Tre giorni dopo un chierichetto notò qualcosa di bianco nella cassetta delle elemosine di un'altra chiesa, Santa Maria in Provenzano: erano loro.
Erano coperte di polvere e ragnatele, quindi non furono consumate ma conservate. E qui comincia la parte strana: a ogni controllo sono risultate intatte, anche a distanza di tre secoli. Per la Chiesa è un miracolo eucaristico, e per questo la chiesa è anche basilica e santuario.
Le ostie si spostano con le stagioni: d'estate e d'inverno stanno in due cappelle diverse del transetto. Ne sono rimaste poco più di duecento, perché in alcune prove ci fu anche chi le assaggiò.
L'aspetto attuale deve molto all'Ottocento. Un incendio nel 1655 aveva lasciato la chiesa malridotta per oltre due secoli, finché i restauri di Giuseppe Partini (interni, 1885-1892) e la nuova facciata neogotica in laterizio (1894-1913) le diedero il volto di oggi. Dalle pareti pendono le bandiere delle contrade.