Descrizione
Il Museo Diocesano d'Arte Sacra sta nelle sale accanto all'Oratorio di San Bernardino, in piazza San Francesco, e fa due visite in una. Da un lato pittura e scultura senesi dal Duecento al Settecento, dall'altro un oratorio affrescato da tre grandi pittori del Cinquecento.
Il pezzo forte è il piano superiore dell'oratorio: tra il 1518 e il 1532 il Sodoma, Girolamo del Pacchia e il Beccafumi vi dipinsero le Storie della Vergine. Nelle scene si riconoscono i ricordi delle opere romane di Michelangelo e Raffaello, soprattutto la volta della Sistina e le Stanze Vaticane.
Qui in alto il soffitto è a cassettoni, con teste di cherubini, e le pareti sono in legno con stucchi di Ventura Turapilli. Ai lati dell'altare ci sono una tavoletta con il trigramma che la tradizione vuole appartenuta al santo e un'icona bizantina del Duecento.
Il piano inferiore ha la volta affrescata con la Madonna che protegge Siena, san Bernardino e santa Caterina, iniziata da Arcangelo Salimbeni e finita nel 1580 da Francesco Vanni. Nelle lunette ci sono scene della vita di Bernardino.
Nelle sale del museo il punto di partenza è la Madonna di Tressa, del 1235 circa: la più antica icona della tradizione pittorica senese. Poco oltre c'è la Madonna del latte di Ambrogio Lorenzetti, celebre opera trecentesca.
Passando al Quattrocento si incontrano la Madonna di Molli del Sassetta e un'Annunciazione di Matteo di Giovanni che riproduce fedelmente quella trecentesca di Simone Martini. Il Vecchietta firma una Pietà in affresco e la stessa scena in legno policromo.
Nel vestibolo, sopra un arco, c'è una Madonna col Bambino in terracotta policroma di Jacopo della Quercia, del 1420 circa. Nella vecchia sagrestia sono esposte le opere dal Quattrocento al Settecento, con un Cristo portacroce del Beccafumi.
Qui si predicava davvero. San Bernardino era solito parlare in questo luogo, e dopo la sua canonizzazione, nel 1450, la confraternita prese il suo nome e decise di costruire l'oratorio. Fuori resta una facciata di mattoni con un portale in travertino del 1574 e, in alto, un disco raggiato con il trigramma IHS.
Un dettaglio curioso: alcune piccole tavole dipinte dal Sodoma e dal Riccio, nella sagrestia, servivano come cataletti funebri. E un reliquiario a cassetta conserva alcuni oggetti del santo e i suoi precordi, inviati dall'Aquila, dove Bernardino morì ed è sepolto.
Tra le tele settecentesche c'è anche il bozzetto dell'affresco che Antonio Nasini e il fratello Giuseppe Nicola dipinsero a fine Seicento per l'Antiporto di Camollia, poi distrutto nei bombardamenti del 1944.
Il pezzo forte è il piano superiore dell'oratorio: tra il 1518 e il 1532 il Sodoma, Girolamo del Pacchia e il Beccafumi vi dipinsero le Storie della Vergine. Nelle scene si riconoscono i ricordi delle opere romane di Michelangelo e Raffaello, soprattutto la volta della Sistina e le Stanze Vaticane.
Qui in alto il soffitto è a cassettoni, con teste di cherubini, e le pareti sono in legno con stucchi di Ventura Turapilli. Ai lati dell'altare ci sono una tavoletta con il trigramma che la tradizione vuole appartenuta al santo e un'icona bizantina del Duecento.
Il piano inferiore ha la volta affrescata con la Madonna che protegge Siena, san Bernardino e santa Caterina, iniziata da Arcangelo Salimbeni e finita nel 1580 da Francesco Vanni. Nelle lunette ci sono scene della vita di Bernardino.
Nelle sale del museo il punto di partenza è la Madonna di Tressa, del 1235 circa: la più antica icona della tradizione pittorica senese. Poco oltre c'è la Madonna del latte di Ambrogio Lorenzetti, celebre opera trecentesca.
Passando al Quattrocento si incontrano la Madonna di Molli del Sassetta e un'Annunciazione di Matteo di Giovanni che riproduce fedelmente quella trecentesca di Simone Martini. Il Vecchietta firma una Pietà in affresco e la stessa scena in legno policromo.
Nel vestibolo, sopra un arco, c'è una Madonna col Bambino in terracotta policroma di Jacopo della Quercia, del 1420 circa. Nella vecchia sagrestia sono esposte le opere dal Quattrocento al Settecento, con un Cristo portacroce del Beccafumi.
Qui si predicava davvero. San Bernardino era solito parlare in questo luogo, e dopo la sua canonizzazione, nel 1450, la confraternita prese il suo nome e decise di costruire l'oratorio. Fuori resta una facciata di mattoni con un portale in travertino del 1574 e, in alto, un disco raggiato con il trigramma IHS.
Un dettaglio curioso: alcune piccole tavole dipinte dal Sodoma e dal Riccio, nella sagrestia, servivano come cataletti funebri. E un reliquiario a cassetta conserva alcuni oggetti del santo e i suoi precordi, inviati dall'Aquila, dove Bernardino morì ed è sepolto.
Tra le tele settecentesche c'è anche il bozzetto dell'affresco che Antonio Nasini e il fratello Giuseppe Nicola dipinsero a fine Seicento per l'Antiporto di Camollia, poi distrutto nei bombardamenti del 1944.