Descrizione
L'Orto Botanico di Siena è il giardino dell'Università, in via Mattioli, vicino a Porta Tufi, dentro le mura.
Occupa circa due ettari e mezzo di un pendio e unisce aiuole di piante medicinali, un piccolo parco con alberi esotici, un vero e proprio podere e le serre, fra le quali una antica del 1875.
Tutto cominciò con le piante che curavano i malati. All'inizio del Seicento l'ospedale di Santa Maria della Scala aveva il suo Orto dei Semplici, dove si coltivavano le erbe medicinali.
Nel 1784 il granduca Pietro Leopoldo lo trasformò in orto botanico dell'università, e nel 1856, per avere più spazio, fu trasferito qui, vicino all'Accademia dei Fisiocritici.
L'ingresso sulla strada, aperto nel 1866, è abbellito da due vasche con piante acquatiche. Nel 1964 l'estensione fu raddoppiata, con nuovi edifici per gli istituti universitari che inglobarono una piccola serra fredda dell'Ottocento.
Il pendio si divide in tre settori. In alto c'è la scuola, con terrazze artificiali e aiuole rettangolari per le piante usate in farmacia, in profumeria e in cucina.
Più a valle il parco, con alberi e arbusti esotici che resistono all'aperto, come il melo cotogno, il melograno e il giuggiolo, insieme a piante della Toscana centro-meridionale e a una collezione di gimnosperme.
In fondo c'è il podere, dove si è cercato di ricordare com'era il terreno dentro le mura. Qui crescono alberi da frutto studiati dai ricercatori; un giardino roccioso e un felceto, costruiti da poco, mostrano piante toscane di ambienti naturali che si osservano di rado.
Tre serre ospitano le piante esotiche. Nella serra calda, costruita nel 1875 in ferro e vetri colorati, crescono orchidee, felci e agavi; in un'altra serra trovano riparo piante di ambienti semidesertici, come cactus americani ed euforbie africane.
Le dimensioni e l'impianto di oggi si devono ai direttori che si sono succeduti nel tempo. Così il giardino riassume la storia dell'università: da orto di piante curative, come nel Seicento, a luogo di ricerca sulle piante da frutto e sulle collezioni di specie esotiche.
Occupa circa due ettari e mezzo di un pendio e unisce aiuole di piante medicinali, un piccolo parco con alberi esotici, un vero e proprio podere e le serre, fra le quali una antica del 1875.
Tutto cominciò con le piante che curavano i malati. All'inizio del Seicento l'ospedale di Santa Maria della Scala aveva il suo Orto dei Semplici, dove si coltivavano le erbe medicinali.
Nel 1784 il granduca Pietro Leopoldo lo trasformò in orto botanico dell'università, e nel 1856, per avere più spazio, fu trasferito qui, vicino all'Accademia dei Fisiocritici.
L'ingresso sulla strada, aperto nel 1866, è abbellito da due vasche con piante acquatiche. Nel 1964 l'estensione fu raddoppiata, con nuovi edifici per gli istituti universitari che inglobarono una piccola serra fredda dell'Ottocento.
Il pendio si divide in tre settori. In alto c'è la scuola, con terrazze artificiali e aiuole rettangolari per le piante usate in farmacia, in profumeria e in cucina.
Più a valle il parco, con alberi e arbusti esotici che resistono all'aperto, come il melo cotogno, il melograno e il giuggiolo, insieme a piante della Toscana centro-meridionale e a una collezione di gimnosperme.
In fondo c'è il podere, dove si è cercato di ricordare com'era il terreno dentro le mura. Qui crescono alberi da frutto studiati dai ricercatori; un giardino roccioso e un felceto, costruiti da poco, mostrano piante toscane di ambienti naturali che si osservano di rado.
Tre serre ospitano le piante esotiche. Nella serra calda, costruita nel 1875 in ferro e vetri colorati, crescono orchidee, felci e agavi; in un'altra serra trovano riparo piante di ambienti semidesertici, come cactus americani ed euforbie africane.
Le dimensioni e l'impianto di oggi si devono ai direttori che si sono succeduti nel tempo. Così il giardino riassume la storia dell'università: da orto di piante curative, come nel Seicento, a luogo di ricerca sulle piante da frutto e sulle collezioni di specie esotiche.